Il fascino senza tempo del Parco delle Cantine di Barile: tra storia, vino e cinema

Il Parco urbano delle Cantine di Barile, un incantevole complesso, si rivela agli occhi dei visitatori come un fiabesco borgo di piccole dimore. Questo sito straordinario è costituito da circa 130 cavità e cunicoli, sapientemente scavati nella tenera roccia tufacea che caratterizza la suggestiva collina denominata “Sheshë”.

Mentre alcune di queste antiche strutture hanno purtroppo ceduto al passare del tempo e all'abbandono, molte altre pulsano ancora di vita. Esse continuano a essere il cuore pulsante della produzione e conservazione del pregiato vino Aglianico del Vulture, fregiandosi delle prestigiose denominazioni Doc e Docg. Questa secolare tradizione enologica è un'eredità inestimabile, gelosamente custodita e tramandata dalla comunità "arbëreshë", che ha trovato dimora in questi luoghi a partire dal lontano 1477, arricchendone il tessuto culturale e sociale.

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Un viaggio tra storia, cinema e sapori nel cuore della Lucania

Nel cuore della Basilicata, in un angolo di Lucania dove il tempo sembra essersi fermato, si erge il Parco urbano delle Cantine di Barile. Questo luogo, intriso di storia e natura, si presenta come un vero e proprio villaggio ipogeo, con le sue circa 130 grotte e cantine scavate con maestria nella roccia tufacea della collina “Sheshë”. È qui che la comunità "arbëreshë", stabilitasi in questo fertile territorio a partire dal 1477, ha perpetuato la nobile arte della viticoltura, trasformando queste cavità naturali in custodi del rinomato Aglianico del Vulture Doc e Docg.

Queste cantine, alcune delle quali ancora attive e vibranti di attività, sono testimoni silenziose di una tradizione che affonda le radici in secoli di storia. Ogni roccia, ogni anfratto racconta la dedizione e la passione di generazioni di viticoltori che, con sapienza e rispetto per la terra, hanno saputo trarre il meglio da questo generoso terroir. Il vino che qui matura non è solo una bevanda, ma un vero e proprio simbolo di identità, un ponte tra passato e presente, tra cultura arbëreshë e la ricchezza enologica lucana.

Ma il fascino di Barile non si limita alla sua eredità vinicola. Questo scenario quasi irreale, che evoca immagini di un mondo incantato, ha catturato l'immaginazione di uno dei più grandi maestri del cinema italiano, Pier Paolo Pasolini. Fu proprio in questo paesaggio suggestivo che, nell'autunno del 1964, Pasolini scelse di ambientare alcune scene indimenticabili del suo capolavoro cinematografico, “Il Vangelo secondo Matteo”. La scelta di Barile non fu casuale: le sue cantine e il suo ambiente rurale e autentico fornirono lo sfondo perfetto per ricreare l'atmosfera della Palestina biblica, conferendo al film una profondità e una veridicità straordinarie. L'immagine di Pasolini che, tra queste cantine, dirigeva gli attori e catturava l'essenza di una spiritualità arcaica, rimane impressa nella memoria collettiva, aggiungendo un ulteriore strato di magia a questo luogo già di per sé così speciale.

Riflessioni su un luogo dove storia, cultura e arte si fondono

Visitare il Parco urbano delle Cantine di Barile è un'esperienza che va oltre la semplice scoperta di un sito archeologico o enologico; è un vero e proprio tuffo in un passato che continua a vivere nel presente. Personalmente, trovo straordinario come un luogo possa racchiudere così tante sfaccettature: la tenacia di una comunità, l'eccellenza di un prodotto tipico e l'ispirazione artistica di un genio come Pasolini. Mi spinge a riflettere sull'importanza di preservare queste eredità culturali e naturali, che ci raccontano storie di resilienza e bellezza autentica, spesso nascoste ai grandi flussi turistici. È un monito a cercare la bellezza e la profondità nei luoghi meno battuti, dove la storia respira ancora e l'arte trova la sua più sincera espressione.